Dopo la tempesta

La vita è passata
come sul lungomare una tempesta;
ha scosso lidi, divelto assi
scagliato inciviltà sui sassi.
Quello che resta: piaghe d’asfalto
graffi di sabbia, sparsi
lungo la strada, le canne, i sassi.

Tutto il mio cuore in un insieme
paesaggio infranto di un paese.

Attraversarlo è camminarci dentro
cercando illesi accenni di speranza:
il sole sorto al cupo di un tramonto
il mare inabissare la sua pena
arbusti verdi e grassi come carne
in un respiro, la mia presenza.

Poi soffermarsi a un gemito
tornare sui miei passi;
preme il fico di mare, il tufo.

Toglierlo via, per pura pietà
o perché, chissà, se cura
altra pena allevia;

ma il cuore è la pianta
il cuore, la stessa pietra.

Che fare davvero
lo insegnerà, muto
il cielo.

Immagine in evidenza: Aykut Aydoğdu

La trentasettesima estate

fu il cielo nero di città accecanti
un mare ossidiana spenta;
le stelle, sepolte di terra
ma vive impazzite
fremevano il suolo:
fu un lento novilunio
senza un faro di luna e d’ombre
a guardarsi intorno, e laggiù
una barca ubriaca.

Talvolta, un’onda
spargeva sprazzi di luce bianca
gabbiani sciavano il nero
come dolci aeroplani;
poi un volo fulmineo d’alici d’argento
e il trionfo di un pesce impensato
in un arco sull’acqua.

Fu socchiudere gli occhi e affidarsi
all’istinto e al vento
e nel breve spiraglio di veglia
avvistare quell’onda e vedere
forse mai così chiaramente
l’altro volto – il più segreto – della vita
nel suo lento farsi luna.


Immagine in evidenza: Moonassi

Serenità distante

Serenità d’istante,
lampo di quiete del giorno,
boccioli di rosa si riempiono
al bacio dell’aria,
il corpo si sbriciola in sciame
e si posa.

È questa la vita di adesso:
riemergere a sprazzi,
raccogliere ossigeno,
isolare il tempo,
quando spaventa guardarlo
fino al suo limite d’orizzonte;
racchiudere vastità in momenti,
comprenderlo, per non cadere,
tra i bordi di un passo.

Di rado il silenzio accompagna
l’incerto cammino,
più spesso, è un brusio alle spalle:
passato che incanta ed insegue,
quell’eco d’amore che ancora reclama
attenzione.

Poi tu, mia promessa Euridice,
ricordo felice che sfuma
al fuggevole sguardo.


Immagine in evidenza: Aykut Aydoğdu

Una domenica di guerra

Potessero opporsi alla guerra
muraglie di fiori sui balconi
a Kharkiv,
e tra file d’eserciti d’erba
guarnire giardini;

farsi scudo di pace
sul corpo celeste,
e su un padre e una madre
disarmati e dispersi
in un punto nascosto:
dove morte non è,
ma nemmeno più vita.

Mentre bombe di pixel e inchiostro
fanno stragi immediate
d’intimità.

Con che forza può sorgere il sole
a Kharkiv, con che occhi la luna
affacciarsi sgomenta
in un buio distinto dal cielo
e ferito dal tuono
senza il fioco splendore di un’alba.

Pioverà notti e giorni a Kharkiv:
prima schegge e macerie,
franeranno le nubi,
e poi piano,
e poi forte,
un battesimo d’acqua;
nascerà ardente il fiore
oltre il vetro incrinato,
dentro l’aria rinchiusa,
ritrovata, la casa.


Di là intanto,
centomila ampi passi a occidente,
nel viavai stralunato di treni,
una giovane donna e il suo piano
inchiodati imperterriti al suolo;
così ardite e danzanti, le dita:

il prodigio del suono
è una bolla che lieve si muove nell’aria.
Ogni corpo che trova carezza
e trapassa,
sicura.


Immagine in evidenza: Eugenia Loli

Eterno succedersi d’onda

E mi sento quest’onda

che più forte si fa
per staccarsi dal mare:
di rigetto sospinta s’innalza, s’incresta
e si scaglia lontano.

Ma l’impatto è in caduta
e perduta la forza, rallenta,
accasciandosi in velo.

In un limbo di terra e di spuma
il suo essere stesso l’attira, l’incaglia,
e ricaccia con sé.

È un eterno succedersi d’onda
fuggire da te
che sei il mare.


Credits

Immagine in evidenza: Anne de Vries, Silent Storm

Valeria Minciullo – Poesie da “Preludio”

Inverso - Giornale di poesia

Oltremare

Ho visto il mare oziare in lontananza
sul letto d’alga verde della primavera,
distese d’oltremare adagiate sopra l’erba,
erano l’acqua che ninnava col vento,
la mancanza che si muta in sogno.

Ho visto il mare in lontananza
e l’ho raggiunto per immergervi la mano,
mi colsero sorpresi i capolini dei fiori sull’attenti,
e le creste blu dei petali che irridevano col vento
il mio sogno che ritorna mancanza e disincanto.

*

Un bacio

Saliva a ondate
l’acqua,
bocca a bocca,
scendeva un rio
segreto,
lungo il tronco,
stillava da una crepa
via dal monte,
scirocco il vento
dolce respirava,
sentivo l’erba rasa
farsi umida.

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Il mio primo reading!

Siore e siori,

non ho mai letto qui nei commenti nessun ahò, ammazza quanto so’ belle le tue poesie, e forse ne deduco che non passano molti romani romaneschi deqquà, ma se per caso mi dovessi sbagliare vi scrivo per invitare chi è di Roma, è migrato a Roma, o si trova nella Capitale solo di passaggio a questo reading di poesia che sarà, tra l’altro, il mio primo! reading di poesia.

Non ci sarò solo io – naturalmente – ma anche altri autori di Ensemble, che si alterneranno in una sorta di staffetta poetica.

Lascio qui le parole del caporedattore Ignazio Pappalardo che descrivono meglio il tipo di evento:

La “silloge di sillogi” che si viene a creare in vivo risulta molto interessante,
l’alternanza tra stili differenti è spesso stimolante,
e il tentativo di sviluppare un discorso poetico unico ha, delle volte, esiti sorprendenti,
sia dal punto di vista poetico sia dal punto di vista umano

 

Ammazza ahò, mi verrebbe proprio da dire.

 

Ora, luogo e altri dettagli dell’evento (ci sarà anche la presentazione del poeta Andrea Viviani) li trovate nella locandina.

 

Sciao bbelli e se vedemo da Ensemble, se ve va de passà!

Estratto da “Preludio” di Valeria Minciullo | L’Altrove — L’Altrove – Appunti di poesia

Preludio (Ensemble Edizioni, 2019) è la prima raccolta in versi della poetessa messinese Valeria Minciullo. Di seguito ve ne proponiamo un estratto. Il mio piccolo cielo sul mare Ansima il cielo, il mio piccolo cielo sul mare, e mi chiedo se sa, se ha visto a Ponente quel ponte campato crollare, le vite all’oscuro cadere,…

via Estratto da “Preludio” di Valeria Minciullo | L’Altrove — L’Altrove – Appunti di poesia

Preludio!

No, stavolta non troverete la solita poesia da puetessa filosofa o innamorata.

O meglio: la troverete sì, ma non proprio la solita, perché sarà… sarà… sarà…

sulla copertina del mio libro!

Preludio!

Inutile girarci troppo intorno, dovevo assolutamente dirvelo – sebbene siano già mesi che assillo parenti, amici e vicini – quindi, meglio subito, prima che fuggiate via. E poi l’annunciazione su internet non poteva essere fatta che qui, il posto dove è iniziato tutto.

Allora, avrei qualcos’altro da dire…

Quando ho cominciato quest’avventura (sì, anche aprire un sito può rivelarsi un’avventura, e vi assicuro che questa lo è stata per davvero), a settembre di due anni fa, ero partita fin da subito con l’intenzione di dare spazio e visibilità a tutti quegli scritti che sennò sarebbero rimasti stipati dentro una cartella sul desktop e letti soltanto dai parenti, gli amici e i vicini di cui sopra.
Ricordo ancora l’arrivo dei primi commenti, le prime persone che ho letto e seguito. Inizialmente ero entusiasta.
Mi sembrava che qui fossero tutti aspiranti scrittori, pronti a dirmi cosa non andava e cosa andava in ciò che scrivevo, a confrontarsi con me, e io con loro a mia volta. Non cercavo broccolamenti, amicizie – se non “letterarie” – né tantomeno l’amore, o chissà quali affinità elettive. Invece, guarda un po’, ho trovato più o meno tutto.
E, senza nascondermi dietro una penna, ero qua anche – soprattutto – con l’ambizione di riuscire a pubblicare.
Finito l’entusiasmo della novellina – quando ti accorgi tristemente che tutto il web è paese – non ho smesso comunque di postare e leggervi con dedizione, perché sono rimaste le persone che seguo e stimo per la loro bravura e che a loro volta mi seguono e apprezzano per davvero (so benissimo chi siete).
Queste righe sono allora anche per voi, perché mi avete spronato a migliorare e a continuare a scrivere, dato che qui lo si fa col fine ultimo di essere letti, se no è chiaro che si andrebbe tutti quanti in cartoleria a comprare un diario segreto.
So che dovrei ringraziare soprattutto me stessa, perché ci ho messo impegno e ho avuto la determinazione di mandare mail su mail agli editori (a tal proposito, grazie anche a Ensemble che sta credendo in me!), ma una bella parte l’avete fatta anche voi, che ogni tanto passate e lasciate una stellina sincera, non a muzzo, o un commento; e forse, chissà, anche qualcuno che mi segue in silenzio. M’illudo sempre che ci sia.
Due menzioni speciali vanno inoltre alla mia amicuzza puetessa partenopea Maria Di Lanno e a Domenico Aliperto, “il Virgilio che mi ha presa per mano quando era ancora tutta sporca di torrone” (cit. sua).
Vabbè, esageriamo, anche se mi capita, a volte, scorrendo giù verso i vecchi post, di sentire come una ritrosia nel rileggere le prime poesie, un misto di disagio e tenerezza, ma credo che il bello sia proprio questo: che è stato un percorso di crescita e apertura sotto tanti punti di vista, non solo per ciò che riguarda la scrittura.

E quindi, eccoci qui: alla fine, per chi ha saltato la parte in corsivo.
Cosa troverete, dunque, in questo libro?
Ci saranno un po’ delle poesie che ho postato qui e un altro po’ del tutto inedite (ah, no, ora non più!), proprio perché ve l’ho detto quanto ci credevo.
E poi tante altre cose invisibili: le albe insonni in cui sono sorte molte delle idee e delle immagini racchiuse in questi versi, ricordi indelebili, persone importanti, cambiamenti epocali, momenti di crisi, e tanto tanto impegno e cura, per non dire cagacazzismo.

Non vi implorerò di acquistarlo, né utilizzerò subdole tecniche di psicologia inversa, quindi metto di seguito un discreto link (che porterà dritti dritti da Ensemble, ma potete trovarlo anche nelle principali librerie online) per chi volesse farmi felice perché un po’ mi vuole bene, gli sto virtualmente simpatica o è solamente curioso di leggere le poesie che ho deciso di non pubblicare qui.

E se le ho messe da parte un motivo dovrà pur esserci, no?

*

Volubili umori dal mare

Riporto al mare
il corpo di una figlia
come si getta un sasso
o un secchio colmo
di fanghiglia,
ma invece di toccare il fondo
risalgo su fino al suo pelo
come una foglia si apre a stella
sopra un lago.

Così alla vita più clemente
mi riapro.

Anch’io rifletto il cielo,
l’umore terso è adesso il mio,
e in petto ho un pesce giovane
e guizzante,
un sasso brillo che saltella
all’orizzonte,
e ciuffi d’alghe e di capelli
mi schiaffeggiano le spalle.

Mi affido cieca alla corrente:
una medusa d’acqua densa
insieme all’acqua
mi confondo;
sono l’eclissi del pensiero,
e l’incoscienza di una danza
che riaffiora
dal più lontano degli abissi.

Ma poi la vita più inclemente
mi cattura,

m’infrange nuda sull’arena,

dove potrei – se fossi ancora
una medusa –
sciogliermi in lacrime
e sparire.

 

 


Credits

Immagine in evidenza: DA COFFEE TIME – David Lanaspa

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