Persino amore

La pelle con il tempo
ha fatto il suo lavoro,
risplende sugli sfregi
del passato,
e intento di altra pelle
potrebbe esser carezza
e non per forza altro dolore,
persino cura,
persino
amore.

Qui l’oggi si offre bianco
come un foglio mai aperto,
un fiore in sé raccolto
che nel buio si rinnova,
ma io soltanto vedo
il mio passato,
lì dove la ferita
si squarcia nel ricordo,

e seguono a proteggermi
due occhi spalancati
sulla schiena.

Magari basterebbe
socchiuderli un momento,
scordare un vecchio pianto,
abbandonarsi al corpo…

e poi,
può pure darsi,

stupirsi.

 

 

 


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Immagine in evidenza: Rachel Levit

Una sera di pioggia

Il corpo appena nudo
un’onda in movimento
sdraiato sul sedile
di una renault spenta;
le nubi già intessevano la pioggia
mentre una donna sirenetta
giocava a farsi mare,
e un dito d’uomo era una nave
che viaggiava solitaria
tra la clavicola e la spalla
sulla sua pelle d’acqua e luna.

Lontani,
gli occhi dei palazzi
li circondavano di stelle.

Chissà cosa farà
la gente triste nelle case
se la felicità che è lì racchiusa,
è solo vostra,
e se si accorgeranno i due signori
con l’ombrello
che ora costeggiano quell’isola
di mare e di metallo.

Tagliando i fili della pioggia
passeranno,
guardando forse di sottecchi,
con un sorriso nelle tasche;
e mentre i piedi corrono alle case,
la testa volge indietro di trent’anni,
dove balena lieve ancora
il cielo blu di un’altra età.

 

 

 

 


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Immagine in evidenza: Giovanni Esposito (Quasirosso)

27 luglio 2018

C’è un nocciolo antico,
immutato e protetto,
sottratto alla mano
del tempo
e al progresso,
un comune sentire
riscosso
nelle notti adombrate
d’eclissi.

E quando la Luna
si schiera all’opposto
del giorno,
e nell’ombra terrestre
che brilla
si finge di rosso,
noi minimi
siamo l’evento,
elementi conformi
di un unico e saldo organismo
che osserva dal basso
– pulsante –
il suo cielo, al cospetto,
commosso.

Sul mio tetto,
però,
questa notte,
c’è un cielo di usuale
mistero,
e sono io
l’elemento furtivo
a staccarsi coi piedi
da Terra,
la bambina rapita
che fugge di casa,
con la bici a mezz’aria
va in cerca,
e poi incontro

– raggiante –

alla Luna.

 

 

 

 


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Immagine in evidenza: Stella Maria Baer

Quando il mondo, d’un tratto, si ferma

La Luna, d’un tratto, si ferma,
e la Terra la segue a sua volta;

si zittiscono i soffi del vento,
i mulinelli del mare in assenza di onde,
nei campi i giganti dell’uomo
dalle eliche bianche;

un treno sospeso in campagna
ritarda l’arrivo in città;

l’automobile termina il suo girotondo
trovando un parcheggio,
il carosello giù in piazza
interrompe lo spasso;

cade la trottola di una bambina,
l’hula hoop dalla vita
precipita ai piedi di un’altra;

la lavatrice di colpo si arresta,
le lancette in cucina
rimangono immobili alle tre
e ventitré,

la girandola attonita sulla finestra
ci fissa.

Solo una musica lenta
mi sembra volteggi
nell’unica stanza
rimasta nel mondo,

e noi due
concentrati
in un ballo.

 

 

 

 

🎧: Sea diver – Mott the Hopple


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Immagine in evidenza: Saul Steinberg

Impressionismi d’aprile

Zampilli di sole
guizzan tra le nuvole
raccogliendosi nell’ombra
di un prato a margherite,
la vigna attende inerte
il suo momento
su un gibbo di collina
anch’essa addormentata,
un albero svestito
si muta in un tridente
e inforca per vergogna
la nube di passaggio,
scoppiettano gli arbusti
dai rami ancora secchi
ché il giorno della festa
già lo sanno
sta arrivando,
cipressi pellegrini
van su per la montagna,
adorano la torre
sovrana del paesaggio,
baluardo del suo regno,
guardiana di quel tempo
che ho fermato con un dito;
il verde si accavalla sullo sfondo,
il cielo è tela azzurra
stesa al vento,
la torre si erge fiera
col suo bell’orologio,
mi fissa un po’ vanesia
e sta lì in posa,
ma oggi non é lei,
del mio obiettivo,
la regina:
sua grazia, mi perdoni
se m’inchino alla natura
.

 

 

 

 

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