Eterno succedersi d’onda

E mi sento quest’onda

che più forte si fa
per staccarsi dal mare:
di rigetto sospinta s’innalza, s’incresta
e si scaglia lontano.

Ma l’impatto è in caduta
e perduta la forza, rallenta,
accasciandosi in velo.

In un limbo di terra e di spuma
il suo essere stesso l’attira, l’incaglia,
e ricaccia con sé.

È un eterno succedersi d’onda
fuggire da te
che sei il mare.


Credits

Immagine in evidenza: Anne de Vries, Silent Storm

Il mio primo reading!

Siore e siori,

non ho mai letto qui nei commenti nessun ahò, ammazza quanto so’ belle le tue poesie, e forse ne deduco che non passano molti romani romaneschi deqquà, ma se per caso mi dovessi sbagliare vi scrivo per invitare chi è di Roma, è migrato a Roma, o si trova nella Capitale solo di passaggio a questo reading di poesia che sarà, tra l’altro, il mio primo! reading di poesia.

Non ci sarò solo io – naturalmente – ma anche altri autori di Ensemble, che si alterneranno in una sorta di staffetta poetica.

Lascio qui le parole del caporedattore Ignazio Pappalardo che descrivono meglio il tipo di evento:

La “silloge di sillogi” che si viene a creare in vivo risulta molto interessante,
l’alternanza tra stili differenti è spesso stimolante,
e il tentativo di sviluppare un discorso poetico unico ha, delle volte, esiti sorprendenti,
sia dal punto di vista poetico sia dal punto di vista umano

 

Ammazza ahò, mi verrebbe proprio da dire.

 

Ora, luogo e altri dettagli dell’evento (ci sarà anche la presentazione del poeta Andrea Viviani) li trovate nella locandina.

 

Sciao bbelli e se vedemo da Ensemble, se ve va de passà!

Preludio!

No, stavolta non troverete la solita poesia da puetessa filosofa o innamorata.

O meglio: la troverete sì, ma non proprio la solita, perché sarà… sarà… sarà…

sulla copertina del mio libro!

Preludio!

Inutile girarci troppo intorno, dovevo assolutamente dirvelo – sebbene siano già mesi che assillo parenti, amici e vicini – quindi, meglio subito, prima che fuggiate via. E poi l’annunciazione su internet non poteva essere fatta che qui, il posto dove è iniziato tutto.

Allora, avrei qualcos’altro da dire…

Quando ho cominciato quest’avventura (sì, anche aprire un sito può rivelarsi un’avventura, e vi assicuro che questa lo è stata per davvero), a settembre di due anni fa, ero partita fin da subito con l’intenzione di dare spazio e visibilità a tutti quegli scritti che sennò sarebbero rimasti stipati dentro una cartella sul desktop e letti soltanto dai parenti, gli amici e i vicini di cui sopra.
Ricordo ancora l’arrivo dei primi commenti, le prime persone che ho letto e seguito. Inizialmente ero entusiasta.
Mi sembrava che qui fossero tutti aspiranti scrittori, pronti a dirmi cosa non andava e cosa andava in ciò che scrivevo, a confrontarsi con me, e io con loro a mia volta. Non cercavo broccolamenti, amicizie – se non “letterarie” – né tantomeno l’amore, o chissà quali affinità elettive. Invece, guarda un po’, ho trovato più o meno tutto.
E, senza nascondermi dietro una penna, ero qua anche – soprattutto – con l’ambizione di riuscire a pubblicare.
Finito l’entusiasmo della novellina – quando ti accorgi tristemente che tutto il web è paese – non ho smesso comunque di postare e leggervi con dedizione, perché sono rimaste le persone che seguo e stimo per la loro bravura e che a loro volta mi seguono e apprezzano per davvero (so benissimo chi siete).
Queste righe sono allora anche per voi, perché mi avete spronato a migliorare e a continuare a scrivere, dato che qui lo si fa col fine ultimo di essere letti, se no è chiaro che si andrebbe tutti quanti in cartoleria a comprare un diario segreto.
So che dovrei ringraziare soprattutto me stessa, perché ci ho messo impegno e ho avuto la determinazione di mandare mail su mail agli editori (a tal proposito, grazie anche a Ensemble che sta credendo in me!), ma una bella parte l’avete fatta anche voi, che ogni tanto passate e lasciate una stellina sincera, non a muzzo, o un commento; e forse, chissà, anche qualcuno che mi segue in silenzio. M’illudo sempre che ci sia.
Due menzioni speciali vanno inoltre alla mia amicuzza puetessa partenopea Maria Di Lanno e a Domenico Aliperto, “il Virgilio che mi ha presa per mano quando era ancora tutta sporca di torrone” (cit. sua).
Vabbè, esageriamo, anche se mi capita, a volte, scorrendo giù verso i vecchi post, di sentire come una ritrosia nel rileggere le prime poesie, un misto di disagio e tenerezza, ma credo che il bello sia proprio questo: che è stato un percorso di crescita e apertura sotto tanti punti di vista, non solo per ciò che riguarda la scrittura.

E quindi, eccoci qui: alla fine, per chi ha saltato la parte in corsivo.
Cosa troverete, dunque, in questo libro?
Ci saranno un po’ delle poesie che ho postato qui e un altro po’ del tutto inedite (ah, no, ora non più!), proprio perché ve l’ho detto quanto ci credevo.
E poi tante altre cose invisibili: le albe insonni in cui sono sorte molte delle idee e delle immagini racchiuse in questi versi, ricordi indelebili, persone importanti, cambiamenti epocali, momenti di crisi, e tanto tanto impegno e cura, per non dire cagacazzismo.

Non vi implorerò di acquistarlo, né utilizzerò subdole tecniche di psicologia inversa, quindi metto di seguito un discreto link (che porterà dritti dritti da Ensemble, ma potete trovarlo anche nelle principali librerie online) per chi volesse farmi felice perché un po’ mi vuole bene, gli sto virtualmente simpatica o è solamente curioso di leggere le poesie che ho deciso di non pubblicare qui.

E se le ho messe da parte un motivo dovrà pur esserci, no?

*

Si fa strada, talvolta, così, la paura

Si fa strada, talvolta,
così, come un rigo di lava
tra rocce,
una strana e sommessa paura,
un sottile timore
di perderti;

di sentirti le labbra seccarsi
se ancora mi baci,
e con l’occhio ingrigito
trovarti a guardarmi
pensando a tutt’altro,
e che poi la tua mano finisca d’intendersi
con la mia nuca,
e che io non diventi
nient’altro per te
che la scia di uno sfogo
d’amore, niente più
che un pensiero normale,
tra la spesa da fare
e che cosa si mangia per cena,
che ti metta ad amarmi come s’amano
male le belle abitudini.

Si fa strada, talvolta,
così,
la paura.

Come un rigo di lava
scorrendo si fredda,
ed un tratto di roccia,
col tempo,
essa stessa, diventa.

 

 

 

🎧: While my guitar gently weeps – The Beatles

 


Credits

Immagine in evidenza: Alexandra Levasseur

Ti leverei trent’anni

Ti leverei trent’anni,
e delle ossa ne farei
robuste canne di bambù;
la mente lustrerei
come un argento,
e serva china ed ai tuoi piedi
sarei la lima su ogni callo;

un cuore nuovo,
il passo svelto,
col panno al dito
e il fiato caldo,
ti ridarei l’azzurro,
la nitidezza nello sguardo.

Ed in quell’ora di segreti
al dopopranzo,
mi siederei tornando figlia
sulle gambe,
a bassa voce leggerei
quello che ho scritto:

mi sentiresti, mamma
senza più chiedermi che ho detto.

 

 


Credits

Immagine in evidenza: Claudia Tremblay

Piccola morte

Conserva un residuo
d’amore
per quando andrai via,
abbi un’ultima cura
per me.

E vai via
senza farti sentire,
e vai via a piedi scalzi,
e vai via come un gatto;
esci come la notte
mentre ancora sonnecchio,
non guardarmi neanche,
dammi un bacio di vento,
non lasciarmi
un biglietto, né un fiore
all’ingresso.

Tanto il muto passare
delle ore,
il compianto di tutte le cose
mi diranno di te.

Ma la porta, ti dico,
la porta tu lasciala
un poco socchiusa,
fai passare l’odore
del giorno,
e la luce che attende
il risveglio.
Cosicché,
non appena vorrò,
potrò uscire
e tu, forse, volendo,
tornare.

Rendi dolce
come un lento risveglio
questa piccola morte
apparente.

 

 

 


Credits

Immagine in evidenza: Pedro Tapa

Si ringrazia massimolegnani per avermi suggerito di cambiare il finale

Persino amore

La pelle con il tempo
ha fatto il suo lavoro,
risplende sugli sfregi
del passato,
e intento di altra pelle
potrebbe esser carezza
e non per forza altro dolore,
persino cura,
persino
amore.

Qui l’oggi si offre bianco
come un foglio mai aperto,
un fiore in sé raccolto
che nel buio si rinnova,
ma io soltanto vedo
il mio passato,
lì dove la ferita
si squarcia nel ricordo,

e seguono a proteggermi
due occhi spalancati
sulla schiena.

Magari basterebbe
socchiuderli un momento,
scordare un vecchio pianto,
abbandonarsi al corpo…

e poi,
può pure darsi,

stupirsi.

 

 

 


Credits

Immagine in evidenza: Rachel Levit

Il principio di un amore

Quanto fragile può essere
il principio di un amore,
quanto effimera
la luce del germoglio;
quanto forte la speranza
di resistere agli eventi,
all’incostanza nella cura,
la dipendenza
dal nostro essere acqua pura,
o vento caldo e dirompente.

Così teniamo,
tenere, le mani
come attorno a una fiammella,
per poi scontrarci senza accorgerci
di stare a calpestarlo.

Chiediamo troppo a questa vita
che non si sa cosa sarà?

Se quercia eterna,
o getto breve della terra.

La sua risposta è già riposta
nel suo seme.

 

 

 


Credits

Immagine in evidenza: Kristine Graudule

Una sera di pioggia

Il corpo appena nudo
un’onda in movimento
sdraiato sul sedile
di una renault spenta;
le nubi già intessevano la pioggia
mentre una donna sirenetta
giocava a farsi mare,
e un dito d’uomo era una nave
che viaggiava solitaria
tra la clavicola e la spalla
sulla sua pelle d’acqua e luna.

Lontani,
gli occhi dei palazzi
li circondavano di stelle.

Chissà cosa farà
la gente triste nelle case
se la felicità che è lì racchiusa,
è solo vostra,
e se si accorgeranno i due signori
con l’ombrello
che ora costeggiano quell’isola
di mare e di metallo.

Tagliando i fili della pioggia
passeranno,
guardando forse di sottecchi,
con un sorriso nelle tasche;
e mentre i piedi corrono alle case,
la testa volge indietro di trent’anni,
dove balena lieve ancora
il cielo blu di un’altra età.

 

 

 

 


Credits

Immagine in evidenza: Giovanni Esposito (Quasirosso)

Mi basta un niente

Mi accontento di brevi felicità:

un libro appena preso,
accarezzare il gatto,
qualcosa che mi piace da mangiare,
il vino buono, un bel vestito,
andare un po’ a teatro.

Il resto, nel frattempo,
scorre liscio,
e quasi mi stupisco
se non ti penso affatto,
a ridere di gusto,
di stare credo bene.

Ma poi mi basta un niente,
il guizzo di un ricordo:

la scia di una canzone
che ritorna,
un po’ del tuo sapore
trattenuto,
la luce repentina di uno sguardo,
la linea del profilo mentre guidi,
Valeria”,
come lo dici,
un uomo che non c’entra
e ti somiglia,
la mano aperta impressa
e ancora cara,
le labbra che s’increspano un pochino
se le chiudi.

E in me,
da qualche parte,
esplodi amore.

 

 

 


Credits

Immagine in evidenza: Francisca Borzea

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