Una sera di pioggia

Il corpo appena nudo
un’onda in movimento
sdraiato sul sedile
di una renault spenta;
le nubi già intessevano la pioggia
mentre una donna sirenetta
giocava a farsi mare,
e un dito d’uomo era una nave
che viaggiava solitaria
tra la clavicola e la spalla
sulla sua pelle d’acqua e luna.

Lontani,
gli occhi dei palazzi
li circondavano di stelle.

Chissà cosa farà
la gente triste nelle case
se la felicità che è lì racchiusa,
è solo vostra,
e se si accorgeranno i due signori
con l’ombrello
che ora costeggiano quell’isola
di mare e di metallo.

Tagliando i fili della pioggia
passeranno,
guardando forse di sottecchi,
con un sorriso nelle tasche;
e mentre i piedi corrono alle case,
la testa volge indietro di trent’anni,
dove balena lieve ancora
il cielo blu di un’altra età.

 

 

 

 


Credits

Immagine in evidenza: Giovanni Esposito (Quasirosso)

Primasera

Non sono più qui,
e neanche tu
sei qui:
lo sento.

Mi disoriento sicura:
quello che provo
è la mia sola guida.
Non so con esattezza
dove siamo,
è un posto sconosciuto
che ho veduto di straforo
tempo fa.

L’unica certezza
è che ci sei anche tu.

In questa nuova dimensione,
il qui altrove,
percepisco brulicare
l’emozione,
farsi strada sottopelle,
sfrigolare nelle vene,
concentrarsi nelle mani,
quasi a esplodere le dita,
mulinare in ogni parte
del mio corpo,
tremolare come fa
l’aria rovente,
quando il cielo
con la sabbia
concepisce l’orizzonte.

E non penso sia illusione.
No, non penso
a niente.

Sento solo che anche tu
vivi con me,
bruci con me,
e te ne vai,
migri nell’aria,
nelle traiettorie dei gabbiani
sulle nostre teste diventate
un’unica memoria,
nella musica che piove
dentro, addosso,
e dappertutto,
nel blu cangiante
della primasera,
nei lampioni incandescenti
che si accendono sull’acqua,
nel golfo calmo
e nella barchetta calma
di un pescatore assorto
nel guscio dei suoi riti
quotidiani,
negli automatismi
di un lavoro sempre uguale,
che forse sta fingendo,
o forse non si accorge
veramente
che un attimo prima
eravamo lì a parlare,
e un attimo dopo,
svaniti
nell’iridescenza della sera,
nella pioggia sottilissima
di un canto.

 

 

 

 

🎧: Pino Daniele – Quanno chiove

 


Credits

Immagine in evidenza: Agnes Cecile (Silvia Pelissero)

Blog su WordPress.com.

Su ↑