Una sera di pioggia

Il corpo appena nudo
un’onda in movimento
sdraiato sul sedile
di una renault spenta;
le nubi già intessevano la pioggia
mentre una donna sirenetta
giocava a farsi mare,
e un dito d’uomo era una nave
che viaggiava solitaria
tra la clavicola e la spalla
sulla sua pelle d’acqua e luna.

Lontani,
gli occhi dei palazzi
li circondavano di stelle.

Chissà cosa farà
la gente triste nelle case
se la felicità che è lì racchiusa,
è solo vostra,
e se si accorgeranno i due signori
con l’ombrello
che ora costeggiano quell’isola
di mare e di metallo.

Tagliando i fili della pioggia
passeranno,
guardando forse di sottecchi,
con un sorriso nelle tasche;
e mentre i piedi corrono alle case,
la testa volge indietro di trent’anni,
dove balena lieve ancora
il cielo blu di un’altra età.

 

 

 

 


Credits

Immagine in evidenza: Giovanni Esposito (Quasirosso)

Tra le mani

Tra lo scrigno delle mani
custodisco la mia gioia,
il tuo bel viso.

Come un riccio un poco schiuso di castagna,
o le valve che nascondono una perla,
come un calice a difesa della tua corolla bruna,
ergo valli per celare i nostri baci.

E trattengo, piano e insieme
avidamente, la tua bocca
come l’acqua del deserto
che non basta,
grano in tempi di miseria.

Ti trattengo come fossi una partenza.

Tra lo scrigno delle mani
io racchiudo un altro mondo:
mari stretti come anelli,
colli, valli, ed una selva
cresce attorno alle tue labbra,
madreperla che scintilla
la frontiera dei tuoi denti,
un vulcano che respira
arde appena sopra il mio;
la mia mano perde forza,
si abbandona sul tuo braccio,
l’aria è calda come agosto,
la tua pelle invece è fresca,
sottobosco che germoglia
all’ombra sciolta dei capelli.
Il tuo refolo sul collo
mi rianima e scompiglia.

Sposto un attimo le mani,
ora a forma di conchiglia,
chiudo l’antro del tuo orecchio,
la mia voce giunge in fondo al labirinto:

non è mare ciò che senti
in lontananza,
l’onda dolce che bisbiglia,
la parola in consonanza
che assomiglia.


Credits

Immagine in evidenza: Riccardo Guasco

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