Eterno succedersi d’onda

E mi sento quest’onda

che più forte si fa
per staccarsi dal mare:
di rigetto sospinta s’innalza, s’incresta
e si scaglia lontano.

Ma l’impatto è in caduta
e perduta la forza, rallenta,
accasciandosi in velo.

In un limbo di terra e di spuma
il suo essere stesso l’attira, l’incaglia,
e ricaccia con sé.

È un eterno succedersi d’onda
fuggire da te
che sei il mare.


Credits

Immagine in evidenza: Anne de Vries, Silent Storm

Volubili umori dal mare

Riporto al mare
il corpo di una figlia
come si getta un sasso
o un secchio colmo
di fanghiglia,
ma invece di toccare il fondo
risalgo su fino al suo pelo
come una foglia si apre a stella
sopra un lago.

Così alla vita più clemente
mi riapro.

Anch’io rifletto il cielo,
l’umore terso è adesso il mio,
e in petto ho un pesce giovane
e guizzante,
un sasso brillo che saltella
all’orizzonte,
e ciuffi d’alghe e di capelli
mi schiaffeggiano le spalle.

Mi affido cieca alla corrente:
una medusa d’acqua densa
insieme all’acqua
mi confondo;
sono l’eclissi del pensiero,
e l’incoscienza di una danza
che riaffiora
dal più lontano degli abissi.

Ma poi la vita più inclemente
mi cattura,

m’infrange nuda sull’arena,

dove potrei – se fossi ancora
una medusa –
sciogliermi in lacrime
e sparire.

 

 


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Immagine in evidenza: DA COFFEE TIME – David Lanaspa

Si fa strada, talvolta, così, la paura

Si fa strada, talvolta,
così, come un rigo di lava
tra rocce,
una strana e sommessa paura,
un sottile timore
di perderti;

di sentirti le labbra seccarsi
se ancora mi baci,
e con l’occhio ingrigito
trovarti a guardarmi
pensando a tutt’altro,
e che poi la tua mano finisca d’intendersi
con la mia nuca,
e che io non diventi
nient’altro per te
che la scia di uno sfogo
d’amore, niente più
che un pensiero normale,
tra la spesa da fare
e che cosa si mangia per cena,
che ti metta ad amarmi come s’amano
male le belle abitudini.

Si fa strada, talvolta,
così,
la paura.

Come un rigo di lava
scorrendo si fredda,
ed un tratto di roccia,
col tempo,
essa stessa, diventa.

 

 

 

🎧: While my guitar gently weeps – The Beatles

 


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Immagine in evidenza: Alexandra Levasseur

Giacendo insieme con le cose

Mi acquieterò
giacendo insieme
con le cose.

Come quest’albero
che regge il temporale
e poi l’estate;
ed un uccello
che non può spiccare
il volo, e canta ancora;
oppure l’erba
che distesa si calpesta;
una montagna nel silenzio
mentre brucia;
corpo che vive
la malattia che non ha cura.

Perché cos’è questa passione
– se non –
diluvio e sole,
una prigione,
la prostrazione,
incendio indomito,
metastasi
innescatasi
dal cuore?

 

 


Credits

Immagine in evidenza: Alexandra Levasseur

Ultimo lento

Frano,
sul fronte ripido
del tuo petto.

Son statua di sabbia,
granito di neve,
ammasso di zucchero
e sale, gigante
di frolla.

Ma tu
mi tieni un poco,
qualche minuto
appena intera,
senza dire;
io che sotto ai tuoi occhi
mi ruppi,
e che adesso sussulto
incavata al tuo collo,
con il cuore che sbatte
di fianco, e dirompe
aggrappandosi
al tuo.

Così forte,
più calmo.

Ed un’ansia soffusa
si svela dai palmi,
li prendi e li guardi
come piccole foglie,
ti sento sfiorarli,
distante.

Ma m’imprimi le viole
sul viso;
e i tuoi baci
non franano giù
per la ripida fronte.

Che penoso quest’ultimo lento!

 

Non so come, né dove,
ma vado:
è arrivato a staccarci via
un treno.

 

 

🎧 Rino Gaetano – Sfiorivano le viole

 


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Immagine in evidenza: Flowsofly

Ti leverei trent’anni

Ti leverei trent’anni,
e delle ossa ne farei
robuste canne di bambù;
la mente lustrerei
come un argento,
e serva china ed ai tuoi piedi
sarei la lima su ogni callo;

un cuore nuovo,
il passo svelto,
col panno al dito
e il fiato caldo,
ti ridarei l’azzurro,
la nitidezza nello sguardo.

Ed in quell’ora di segreti
al dopopranzo,
mi siederei tornando figlia
sulle gambe,
a bassa voce leggerei
quello che ho scritto:

mi sentiresti, mamma
senza più chiedermi che ho detto.

 

 


Credits

Immagine in evidenza: Claudia Tremblay

Piccola morte

Conserva un residuo
d’amore
per quando andrai via,
abbi un’ultima cura
per me.

E vai via
senza farti sentire,
e vai via a piedi scalzi,
e vai via come un gatto;
esci come la notte
mentre ancora sonnecchio,
non guardarmi neanche,
dammi un bacio di vento,
non lasciarmi
un biglietto, né un fiore
all’ingresso.

Tanto il muto passare
delle ore,
il compianto di tutte le cose
mi diranno di te.

Ma la porta, ti dico,
la porta tu lasciala
un poco socchiusa,
fai passare l’odore
del giorno,
e la luce che attende
il risveglio.
Cosicché,
non appena vorrò,
potrò uscire
e tu, forse, volendo,
tornare.

Rendi dolce
come un lento risveglio
questa piccola morte
apparente.

 

 

 


Credits

Immagine in evidenza: Pedro Tapa

Si ringrazia massimolegnani per avermi suggerito di cambiare il finale

Persino amore

La pelle con il tempo
ha fatto il suo lavoro,
risplende sugli sfregi
del passato,
e intento di altra pelle
potrebbe esser carezza
e non per forza altro dolore,
persino cura,
persino
amore.

Qui l’oggi si offre bianco
come un foglio mai aperto,
un fiore in sé raccolto
che nel buio si rinnova,
ma io soltanto vedo
il mio passato,
lì dove la ferita
si squarcia nel ricordo,

e seguono a proteggermi
due occhi spalancati
sulla schiena.

Magari basterebbe
socchiuderli un momento,
scordare un vecchio pianto,
abbandonarsi al corpo…

e poi,
può pure darsi,

stupirsi.

 

 

 


Credits

Immagine in evidenza: Rachel Levit

Lasciare, andare via

Il ramo teso si è spezzato
sotto il peso dell’attesa
e del silenzio,
e più non voglio riattaccarlo
d’illusioni e finti fiori
a primavera.

Resta lì – tronco –
rigido ai miei piedi,
memoria dell’eccesso
e del perduto,
e la sua vista mi sarà
presenza e assenza,
precetto del lasciare andare via
l’inutile e dannoso
sostenere.

 

 

 


Credits

Immagine in evidenza: Ensee (Mi-Kyung Choi)

Il principio di un amore

Quanto fragile può essere
il principio di un amore,
quanto effimera
la luce del germoglio;
quanto forte la speranza
di resistere agli eventi,
all’incostanza nella cura,
la dipendenza
dal nostro essere acqua pura,
o vento caldo e dirompente.

Così teniamo,
tenere, le mani
come attorno a una fiammella,
per poi scontrarci senza accorgerci
di stare a calpestarlo.

Chiediamo troppo a questa vita
che non si sa cosa sarà?

Se quercia eterna,
o getto breve della terra.

La sua risposta è già riposta
nel suo seme.

 

 

 


Credits

Immagine in evidenza: Kristine Graudule

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